Rieccomi nel mio amato mondo dell’informatica…ordunque, la mia intenzione non è di scrivere una “vera” guida, ma trasmettere un po’ dell’esperienza in parecchie installazioni di questo sistema operativo, raggruppando quelle guide che ho trovato utili e valide (citando e ringraziando le fonti), e, andando oltre la semplice installazione, dare i comandi utili per trovarsi un sistema operativo “completo” nel senso comune del termine. Un sistema cioè che legga e codifichi gli mp3, che visualizzi ogni genere di filmati, che navighi senza problemi, che consenta di chattare su MSN (sigh…), di leggere i documenti office (beh, questo c’è di default, ma forse non tutti lo sanno), con i famosi effetti grafici (cubo rotante, finestre tremolanti, etc etc ) e con installato un equivalente dell’ ormai famoso emule. Tutto questo ovviamente mantenendo windows sullo stesso pc, nel caso aveste nostalgia. In questa prima parte della guida mi occuperò dell’installazione del sistema, nella seconda parte della sua configurazione.
Per qualsiasi problema potete commentare questo post, oppure, per questioni più complesse, è preferibile postare un messaggio nella sezione informatica del forum
I più masochisti cliccheranno ora su “Leggi il resto…”
Indice:
Come sempre ho messo dei link per facilitare la navigazione. Alla fine di ogni capitolo è infatti presente un collegamento per tornare all’indice.
Disclaimer
Voi direte: “cominciamo bene!!” Beh, capirete che per questo genere di cose un disclaimer è d’obbligo.
Io non mi considero affatto un esperto, ma uno smanettone di media-bassa lega, per cui, se volete seguire questa guida lo fate a vostro rischio e pericolo. Non risponderò in nessun caso di perdite di dati, danni software e/o hardware, malattie rare, esaurimenti nervosi o perdite improvvise di virilità derivanti dall’utilizzo di questa guida o da pagine da essa linkate. Prima di fare qualsiasi cosa, fate una copia di backup di tutti i vostri dati in un supporto esterno. Se non lo fate siete consapevoli di poterli perdere in ogni momento. Punto.
Altro appunto: la guida è scritta per principianti, quindi non esaustiva. Prego gli addetti ai lavori di perdonarmi se la trovano incompleta in qualche sua parte. Se avete bisogno di guide più complete fate riferimento alla documentazione ufficiale di Ubuntu (guardate fra i link nella sidebar).
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Licenza
Su, tenete duro, la parte burocratica è quasi finita.
Questo post, per poter appoggiarsi ad altre guide, è pubblicato sotto una licenza diversa da quella del blog.
La licenza è la seguente:
Requisiti minimi
Dunque, i seguenti requisiti minimi non sono ufficiali, ma sono quelli da avere, in mia opinione, per avere una ubuntu minimamente usabile. Se non avete questi requisiti, evitate di seguire questa guida.
- Processore 500 Mhz x86
- 256 MB RAM
- 10 GB di spazio libero su disco
- Scheda grafica con risoluzione minima pari a 1024×768 (per gli effetti grafici, una Ati o Nvidia con almeno 64Mb di memoria grafica)
- Scheda audio, anche se integrata
- Connessione adsl con modem wireless o ethernet (necessaria per sfruttare questa guida)
Se avete un modem USB gettatelo tra le fiamme e compratene uno ethernet. (Non sono serio…
)
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Scaricamento sistema operativo e installazione
Esistono 2 tipi di cd di installazione:
- La versione “Desktop”, con una moderna interfaccia grafica, per chi ha almeno 256MB RAM
- La versione “Alternate”, con una grezza (ma a volte per questo efficace) interfaccia testuale, per chi ha meno di 256MB RAM
Scelta quella che fa per voi? Bene, potete scaricarle entrambe da qui:
(se volete la alternate, nella seconda pagina checkate la casellina in fondo)
Quelle che scaricherete sono immagini iso, masterizzabili col vostro programma di masterizzazione preferito.
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Installazione versione desktop
Spiegherò in questa guida la procedura di installazione della versione Desktop. Se avete scaricato la versione Alternate, i’m sorry, seguite invece questa guida.
Per la versione Desktop invece…here we go!
La seguente guida all’installazione è stata presa e modificata a titolo personale dal wiki di ubuntu http://wiki.ubuntu-it.org.
Avvio del CD
Per avviare il CD è sufficiente inserirlo nel lettore e riavviare il sistema. Dovrebbe comparire una schermata simile a quella qui sotto.
Se così non fosse, è necessario configurare il BIOS del proprio computer affinché esegua l’avvio dal lettore CD-ROM (consultare il manuale d’uso del proprio PC o della scheda madre).
A questo punto, per avere la procedura di installazione in italiano, premere «F2», dall’elenco che compare spostarsi con i tasti freccia fino a selezionare «Italiano» e premere «Invio»:
Selezionare “Start or install Ubuntu” (o il suo equivalente italiano) e premere invio
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LiveCD
Appena terminato l’avvio, si avrà a disposizione un sistema Ubuntu funzionante da CD. È possibile familiarizzare con il sistema o proseguire installandolo definitivamente sul proprio disco fisso. Il sistema è ora caricato interamente sulla RAM, e non lascerà quindi alcuna traccia sul pc se riavviato.
Installazione
Se siete decisi ad installare permanentemente ubuntu sul vostro pc, innanzitutto fate una copia di backup di tutti i vostri dati su un supporto esterno, rileggetevi il disclaimer, poi proseguite.
Cliccate l’icona Install sul desktop della schermata prcedente. Partirà il processo d’installazione.
Le prime tre schermate sono banali, perciò non le riporto:
la prima schermata vi farà scegliere la lingua per l’installazione, la seconda il fuso orario, e la terza la mappatura della tastiera (selezionate Italy – Italy).
Partizionamento
Eccoci arrivati al punto più difficile dell’installazione per chi è alle prime armi.
Vi apparirà una schermata simile a questa:
Si vedono chiaramente le 3 opzioni: se avete Windows o un altro sistema operativo già installato sul PC e volete conservarlo, la prima opzione vi consente di ridimensionare la partizione che contiene windows e di usare lo spazio libero per metterci Linux. Consiglio di lasciare per linux almeno 10-12 GB di spazio libero (ridimensionate quindi la partizione di Windows togliendole almeno questo spazio). Se invece volete usare l’intero disco (cancellando il sistema operativo precedente) la seconda opzione è quella che fa per voi. Se invece volete capire quello che fate o farlo a modo vostro vi resta che il partizionamento manuale, quello che mi piace di più. In quest’ultimo caso, o se volete capirne un po’ di più sul partizionamento o su quel che state facendo, scorrete il presente paragrafo. In tutti gli altri casi proseguite direttamente alla sezione successiva.
A mio avviso, per partizionare correttamente un hard disk è necessario sapere almeno minimamente ciò che si sta facendo. Vi spiegherò quindi il più brevemente possibile cos’è un partizionamento e i modi e le procedure più usate. Se la state eseguendo ora, lasciate un attimo in sospeso l’installazione e prendetevi dieci minuti per leggere.
Da wikipedia:
“La partizione in informatica consiste nella suddivisione di un’unità fisica (per esempio un hard disk) in più unità logiche. Le singole unità logiche vengono viste dal sistema operativo come unità separate e possono essere formattate e gestite in modo indipendente.”
Per approfondire vi rimando alla chiarissima pagina di wikipedia: Partizione
Per poter capire quel che stiamo facendo avremo bisogno di conoscere 4 concetti:
- Differenza tra partizioni primarie ed estese
- Come Linux identifica i drive e le partizioni
- Cos’è il master boot record (MBR)
- Cos’è un filesystem
- Cos’è la partizione di Swap
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Iniziamo con il primo punto.
Partizioni primarie ed estese
Le partizioni di un HD sono suddivise in due tipologie: partizioni primarie e partizioni estese. Ogni hard disk può avere fino a 4 partizioni primarie, di cui al massimo 3 estese. Le partizioni estese non sono altro che dei contenitori di “sotto partizioni” chiamate partizioni logiche (logical), le quali vengono usate in modo analogo alle partizioni primarie.
In parole povere il tutto funziona così: posso avere fino a 4 partizioni primarie, ma fino a tre di queste possono essere partizoni “estese”, e contenere (in teoria) infinite altre partizioni, dette partizioni logiche. Una semplice figura spiega meglio delle parole:
Nell’immagine si possono vedere le prime 2 partizioni primarie, la seconda estesa, che contiene a sua volta 4 partizioni logiche, e la quarta partizione primaria.
Voi vi chiederete: “Perchè questo casino? Non si faceva prima a dire che si potevano mettere infinite partizioni primarie?” Beh, avete ragione. Il punto è che le partizioni logiche sono state introdotte in seguito. All’inizio si potevano avere solamente 4 partizioni primarie e basta. Poi, per retrocompatibilità, si è preferito lasciare il limite di 4 partizioni primarie, introducendo però quelle estese per poter avere più partizioni.
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Identificazione Linux di drive e partizioni
Vediamo ora come linux (e quindi ubuntu) identifica i drive e le partizioni.
A seconda del tipo di dispositivo (hard disk o lettore cd ata o sata, scsi, usb, etc, non approfondisco ulteriormente) e dei collegamenti all’interno del pc, linux dà 2 nomi possibili ad ogni drive:
- hd(lettera)
- sd(lettera)
Ad esempio, se si ha un solo hard disk, ubuntu lo chiamerà molto probabilmente “hda” o “sda”, e un lettore cd lo identificherà come “hdb” o “sdb”. Un ulteriore hard disk potrebbe essere identificato come “hdc” o “sdc”, e un ulteriore masterizztore come “hdd” o “sdd”.
Per identificare le partizioni all’interno di un dispositivo di archiviazione (es. un hard disk), linux usa dei semplici numeri. Le partizioni primarie hanno numeri da 1 a 4, mentre quelle estese vanno da 5 in poi. Ad esempio, guardando la figura precedente, la prima partizione primaria dell’hard disk chiamato “hda” sarà identificata come “hda1″, la seconda con “hda2″.
Se la terza partizione è estesa, le partizioni logiche al suo interno saranno identificate con numeri da 5 in poi, quindi “hda5″, “hda6″, etc… La quarta partizione primaria sarà infine chiamata “hda4″. Stessa identica cosa se linux chiamasse “sda” il nostro hard disk (sda1, sda2, etc…)
Ultima cosa: linux mette tutti i dispositivi dentro alla cartella “/dev”. Il percorso linux completo per identificare una partizione è dunque “/dev/hd(lettera)(numero)” o “/dev/sda(lettera)(numero)” (Esempi: /dev/hda1 , /dev/sdb2, etc..)
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Il Master Boot Record
Terzo punto: Cos’è il “master boot record” (MBR) di un’hard disk?
Il Master Boot record è la prima parte dell’hard disk (per la precisione i primi 512 byte), che contiene le istruzioni necessarie per caricare il sistema operativo e l’elenco delle partizioni del disco stesso. Normalmente l’MBR non è accessibile nè scrivibile dal normale albero delle directory (anche se formattate l’hard disk, l’MBR rimarrà invariato), ma ci sono comunque altri modi per ripristinarlo e modificarlo. Un disco può quindi può essere così rappresentato in 2 diversi esempi:
Si nota il master boot record posizionato all’inizio del disco, e, nei due casi, o 4 partizioni primarie, oppure una partizioni primaria e una estesa, contenente le solite svariate partizioni logiche. Il master boot record può anche contenere il “boot loader”. Quest’ultimo è in pratica un mini-programma che, nel caso sia abbia più di un sistema operativo sul disco, permetta all’utente di decidere quale far partire. La nostra installazione Linux installerà da sola il boot loader che, nel caso di Ubuntu, si chiama “grub”. Questo ci permetterà, nel caso sia presente Windows (per fare un esempio…
) sul nostro hard disk, di decidere ad ogni partenza che sistema operativo utilizzare.
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Il file system
Il quarto concetto da sapere è quello di filesystem.
Da Wikipedia:
“In informatica, un file system è, informalmente, un meccanismo con il quale i file sono immagazzinati e organizzati su un dispositivo di archiviazione, come un hard disk o un CD-ROM.” In pratica è come un disco organizza, manipola, salva e legge i dati. Ci sono diversi tipi di filesystem; vi elenco quelli principali e/o utili all’installazione di ubuntu. La cosa fondamentale per noi è che ogni partizione può avere un filesystem diverso.
- “FAT32″: è il filesystem usato dai sistemi operativi storici della Microsoft: Win dows 98, a volte il 2000 e l’NT e la maggioranza delle varie penne usb usano questo filesystem. E’ insicuro, in quanto, se per caso si staccasse la corrente o se si rimuovesse il dispositivo mentre questo è in scrittura, potrebbero verificarsi consistenti perdite di dati. La dimensione massima dei singoli files è di 4GB. Linux scrive e legge su questo filesystem senza problemi di sorta.
- “NTFS”: è il nuovo (si fa per dire) filesytem targato Microsoft, usato da Windows NT, 2000, XP (anche se non sempre, a volte usano FAT32), Windows Vista e da molti hard disk USB esterni. E’ più moderno e sicuro del fat32, e non presenta gli stessi rischi di perdita dei dati. Fino a pochi anni fa Linux aveva grosse difficoltà a scrivere su tale filesystem poichè, essendo proprietario della Microsoft, le specifiche non sono accessibili a tutti. Si è però recentemente sviluppato un driver finalmente stabile (chiamato “ntfs-3g”) grazie al quale la vostra Ubuntu potrà leggere e scrivere senza troppi problemi su filesystem ntfs.
- “EXT3″: è il filesystem più comunemente usato da Linux. Come modernità si avvicina all’NTFS, ed ha la stessa sicurezza per quanto riguarda la perdita dei dati.
- “Swap”: è il filesystem usato da Linux per la partizione di swap. (vedere dopo)
Partizione di Swap
Il quinto ed ultimo concetto è quello della partizione di Swap. Dovete sapere che i sistemi operativi, quando non hanno abbastanza RAM, si appoggiano sull’hard disk per sopperire le carenze o anche solo per gestire meglio la preziosa memoria volatile. Questa operazione è possibile farla in due modi: come Windows, cioè tramite un file di swap, o come Linux, tramite una partizione dedicata interamente a questo scopo, detta appunto “partizione di Swap”.
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Ed eccoci al partizionamento
Finalmente siamo in grado di partizionare. Da qui in avanti farò come esempio il caso in cui si abbia un’unica partizione Windows, e si voglia installare Linux mantenendo Windows esistente. In casi differenti avete parecchi strumenti per sapervela cavare. Se avete dubbi postate sul forum le vostre partizioni iniziali. Il programma di partizionamento ci apparirà in tutto il suo splendore:
Possiamo vedere in alto una barra orizzontale che rappresenta il nostro hard disk, con dentro le varie partizioni. Per adesso c’è una sola partizione, che è quella di Windows (nota che potresti avere già più di una partizione). Notare l’indicazione del filesystem e dello spazio utilizzato.
La prima cosa da fare è ridimensionare la partizione Windows per far posto alla nostra nuova Ubuntu. Bene allora, clicchiamo sul rettangolo della partizione e poi premiamo il pulsantone “Ridimensiona-sposta”:
In questa fase si sottrae spazio alla partizione hda1 in cui è presente Windows per poterlo destinare ad Ubuntu. Basterà trascinare la freccia nera con il mouse verso sinistra o scrivere in una delle caselle «Nuova dimensione» o «Spazio libero seguente» per ottenere le dimensioni desiderate. Facendo clic su “ridimensiona” otterremo questa situazione:
A questo punto nell’area libera (non allocata) dovranno essere create due partizioni:
la partizione “radice” (root) di linux, che conterrà tutto il sistema operativo, e la partizione di swap (vedere sopra).
Si seleziona con il mouse lo spazio non allocato e facendo clic col tasto destro si seleziona «Nuovo», oppure dal menù Partizione -> Nuovo:
Creiamo per prima la partizione di swap. Non esiste una regola precisa per la grandezza della partizione di swap. In linea generale la dimensione di tale partizione può esser presa il doppio della vostra RAM se avete fino a 512 MB di RAM, uguale alla vostra RAM se ne avete di più.
Quindi analogamente a quanto fatto per la partizione di Windows, si sposta la freccia nera di destra verso sinistra fino a raggiungere la dimensione che ci interessa . Dobbiamo anche inserire nelle apposite finestre il tipo di partizione che intendiamo ottenere (primaria o estesa) e che filesystem utilizzare. In questo caso si opta per questo settaggio:
Crea come: Partizione primaria
Filesystem: Linux-swap
Non resta che fare clic su “aggiungi” e il gioco è fatto.
Perla partizione “radice” si procede come in precedenza: si seleziona lo spazio non allocato e con il clic di destro si seleziona «Nuovo». In questo caso i campi vengono riempiti così :
Crea come: Partizione primaria
Filesystem: ext3 (vedi sopra la spiegazione)
Dopo queste modifiche l’hard disk apparirà così partizionato:
- /dev/hda1 con filesystem NTFS, sulla quale è presente Windows
- /dev/hda2 con filesystem Linux-swap
- /dev/hda3 con filesystem ext3
Per rendere le impostazioni effettive fare clic su «Applica».
Adesso bisogna dire a linux dove deve “montare” le varie partizioni, cioè sotto quale directory visualizzarle. Bisogna cioè definire i cosiddetti “punti di mount”. Nel caso della partizione root il punto di mount deve essere la radice dell’albero delle directory, cioè “/” (lo slash). Questo vuol dire che la partizione di root sarà qualla principale, sotto cui si vedranno tutte le altre directory. Volendo creare più partizioni si potrebbe far corrispondere ad ognuna una diversa directory. Per la partizione di swap, che non appare affatto fra le directory, occorre invece selezionare “swap”
Riepilogando:
La swap dovrà essere assegnata alla partizione primaria /dev/hda2
Il file system «/» sarà assegnato alla partizione primaria /dev/hda3
Entrambe le partizione, dato che appena create, andranno selezionate per la formattzione (caselle a destra). Attenzione a non formattare partizioni di Windows!!
Facendo clic su “Forward” (avanti) comparirà un riepilogo. L’installazione potrebbe chiedere se il boot loader va installato nel MBR. Nel caso in cui si abbia un solo sistema operativo già perinstallato rispondere in modo affermativo.
Dopo aver controllato che le impostazioni siano esattamente quelle che vogliamo si può procedere con l’installazione vera e propria del sistema operativo con il clic su «Install».
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Importazione Settaggi Windows
Il nuovo strumento di migrazione (che a me non ha mai funzionato, ma che è assolutamente non indispensabile) riconosce i preferiti di Internet Explorer, i segnalibri di Firefox, gli sfondi del desktop, i contatti della messaggistica istantanea e altre impostazioni degli account Windows o Ubuntu presenti nel proprio sistema e le importa automaticamente nella nuova installazione.
Identificazione
La schermata successiva consentirà di inserire i propri dati: il nome reale, il nome utente e la password per eseguire il login e un nome da assegnare al computer. Di particolare importanza sono il nome utente e la password, dato che verranno richiesti il più delle volte per accedere al sistema. A questo utente verrà automaticamente dato il grado di amministratore.
Conferma
La prossima schermata è un riassunto delle scelte prese in precedenza.
In questo passo dell’installazione è ancora possibile modificare le impostazioni scelte, prima che il programma applichi le modifiche al sistema.
Dopo l’ultimo clic su «Avanti», verranno modificate le partizioni e infine verrà installato il sistema.
Potrebbe essere necessaria un’attesa di diversi minuti sia per il partizionamento sia per l’installazione.
Terminata l’installazione, verrà chiesto se riavviare il sistema o continuare a usare il CD live.
Dopo il riavvio, e nel caso siano presenti almeno due sistemi operativi, verrà visualizzato un menù grafico (del boot loader GRUB) con i possibili sistemi operativi da avviare. In caso contrario si avvierà direttamente Ubuntu.
Se dopo il boot loader, lo schermo apparisse nero, attendere almeno 15 minuti prima di resettare o spegnere, tutto può funzionare lo stesso. (in questo caso contattarmi sul forum)
Terminato l’avvio di Ubuntu, verranno richiesti il proprio nome utente e la password (le stesse inserite durante la procedura di installazione) per accedere al sistema e caricare GNOME (l’ambiente grafico predefinito in Ubuntu).
La vostra Ubuntu è ora installata! Complimenti!!!
Nella prossima puntata spiegherò la parte più importante, cioè la configurazione del sistema.






















Ma wooooow! Mi perdonerai se ti dico che non ho letto l’intero post (è davvero lungo), ma mi baso sulla fiducia e ti faccio i complimenti per il lavorone (non che io sia di parte eh!).
Un piccola critica: si chiamano finestre GOMMOSE, non tremolanti
Bacio
Che dire…non ho parole…
Diciamo che l’utilità della guida sarà quella di indirizzare chi vuole installare ubuntu quando io non posso essere presente…inutile dire che non esiste masochista che se la leggerà per diletto..
Non rispondi di perdite improvvise di virilità… e se fossero graduali? Moniterò, ragazzo, moniterò. Sui settanta/ottanta scatta la denuncia, preparati…
Complimenti, ottima guida!
Grazie! Molto obbligato…
ciao!Innanzitutto compimenti per la guida. Mi sembra veramente esaustiva ed e` ottimo il fatto che spieghi anche il significato dei vari procedimenti in modo che anche un neofita di linux (come il sottoscritto) riesca a capirci qualcosa. Dunque…vorrei installare Ubuntu 8.10 sul mio laptop pero`mi sorgono due domandine:
1.sul mio pc ora ci sono gia` due partizioni: su una e` installato xp mentre l`altra e` solo dati. Posso installare direttamente ubuntu su quella dati oppure devo fare procedimenti strani?
2.Purtroppo ora come ora possiedo solo un dispositivo mobile (visto che mi trovo in Giappone) quindi non posso (o almeno credo da quello che ho capito) connettere direttamente alla rete durante la fase d`installazione e configurazione. Ho anche, pero`, un altro computer (sempre windows) con il quale posso acceder ad internet (appunto tramite la chiavetta). La questione e` dunque: posso scaricarmi tutti i vari aggiornameni e patch per i vari driver con il pc windows e poi trasferirli via USB su quell`altro? In parole povere: ho possibilita` di riuscire ad installare ubuntu oppure devo asppettare di ritornarmene nell`amata patria?
grazie mille per le eventuali risposte e consigli
ciao e buona giornata