Ed eccoci al tanto temuto secondo post su argomenti più che noiosi. Chi legge questo post lo fa a proprio rischio e pericolo, ne va della propria salute mentale…
Forse molti di voi lo conosceranno già, ma me la sento di rischiare. “Life” è un interessante giochetto (la definizione esatta sarebbe “Automa Cellulare”) creato negli anni ’60 dal matematico John Conway. A mio avviso questo giochetto può avere molto a che fare con la comprensione dell’universo… e ve lo dice un fisico! ![]()
Vi spiego rapidamente come funziona:
Si prende una griglia, quadrata o rettangolare, in cui i quadratini hanno solo 2 stati possibili: “vivi” (quadratini neri) o “morti” (quadratini bianchi). Detto questo, ci sono 2 semplici regole:
- Una cella morta con esattamente 3 vicini vivi nasce, diventando viva.
- Una cella viva con 2 o 3 vicini vivi sopravvive; altrimenti muore (per isolamento o sovraffollamento).
Lo scorrere del tempo è segnato dall’applicazione di queste regole. Ogni volta si riapplicano le regole a tutte le celle, e si passa alla “generazione” successiva.
Tutto qua. Semplice no?
Beh, non così tanto. Ingrandendo la griglia, ecco che si scoprono le prime strutture stabili (che non evolvono al passar del tempo), come queste, che son le più semplici:




Esiste un programmino multipiattaforma, reperibile qui, in grado di rappresentare su griglie enormi dei pattern assolutamente complessi e incredibili, come quello che ho mostrato nell’immagine di apertura del post.A questo punto immagino abbiate capito dove voglio arrivare. Aumentando le dimensioni della griglia il sistema diventa caotico, cioè non matematicamente prevedibile. E’ stato poi dimostrato che in Life ci sono strutture in grado di conservare informazione.
Ed eccoci quindi alla domanda fondamentale: è possibile che, aumentando a dismisura la complessità, e riempiendo una griglia larga un numero enorme di quadratini di un pattern casuale, si generino col tempo strutture autoreplicanti e contenenti informazione, cioè vive? A mio avviso sì.
La mia idea (che non è affatto mia, bensì del noto matematico Stephen Wolfram) è che il nostro universo sia qualcosa di molto simile a Life. Partendo da poche semplici regole si è generata una complessità tale da rendere difficilissima la ricerca delle regole stesse. E’ una teoria che dà all’informatica un’importanza mai vista prima, e che pone molti degli interrogativi posti in “Ghost in the Shell” al livello di serie teorie evolutive. Personalmente, ovviamente anche per via di ciò di cui mi occupo, trovo la cosa enormemente affascinante. Tutto si risolve in una semplice concatenazione:



E’ inutile che ci provi, tanto non lo guardoooo!
Comunque life è carino, l’ho provato…interessante.
sto usando la griglia di prova e…grande giove!sto generando dei mostri!cmq concordo con te,credo che si possano generare dei sistemi autoreplicanti.
ahhhh! i replicanti!!
Se vuoi usare la griglia, ti consiglio di metterla “small” a velocità “fast”, e di tener premuto il mouse sopra “spargendo” quadratini. Vengon fuori dei casini incredibili…
Ho provato a usare la griglia. Non so come ho ottenuto un sistema stabile ciclico. Ha raggiunto due tipi di forme. e ogni generazione passa da una all’altra, senza più modificarsi. Incredibile.
weeeee pischelli!!!! :”D scrivo quassù finalmente!!.. life era un post troppo goloso..yum! pero piu che quadrati i miei sembrano soldatini.. oscillano, si mangiano a vicenda o esplodono a forma di trifoglio..un campo minato! niente a che vedere con l’esplosione cambriana di paolo…. ciauuuu ;->
Agost in the ascell? cos’è un profumo?
Fra poco scriverò un post dedicato unicamente ai commenti di Dario…:D
Dario voleva essere un post serio ; )