Un altro bel bivacco da aggiungere alla nostra collezione. Partenza alle 14 di venerdì alla volta della Val Troncea. Il cielo sulle montagne è denso di nubi, ma il morale è alto. In due ore di macchina arriviamo a Pragelato, dove ritiriamo le chiavi del bivacco all’ente parco per poi schizzare verso la Val Troncea. Ad aspettarci c’è una navetta guidata dal sedicente “Boss del Parco”, che non manca di consigliare a noi e a chi incrocia per strada una bella revisione della patente. Deludente l’abitato di Troncea, composto perlopiù da macerie, un’escavatrice e qualche balla di fieno tanto per gradire. Da qui in avanti si fa affidamento sulle nostre gambe.
La salita comincia tranquilla verso le cinque del pomeriggio e Barbara, alla sua prima performance, non si perde d’animo e sale lenta ma costante, sopportando con stoico eroismo l’inaudita rigidità degli scarponi che le ho fatto comprare. Dopo un’oretta il gruppo si sparpaglia e si divide in tre gruppetti: il solitario “Lupo Grigio” in testa, seguito da Claudio e Alex, a loro volta seguiti da me e Barbara. Illudendo la mia vittima con falsi “Ho visto il bivacco” e ancor più falsi “Ci siamo quasi” arriviamo in quest’ordine all’ambito bivacco: il lupo grigio alle 19, Claudio e Alex alle 19,30 e io e Barbara alle 20. La comodità del bivacco ci stupisce: cucinotto, luce e stufa a gas, praticamente un bivacco 5 stelle! Ci si cambia e si compie il rito montanaro, che consiste nel cucinare l’immancabile “Riso del Boss”, condito con l’omonimo olio. A concludere la serata una cioccolata calda con un’inaspettato quanto buono strudel. L’aria fuori è estremamente rilassante, essendo non troppo fredda a causa del cielo coperto. Ad addolcire l’atmosfera qualche fiocco di neve. La mattina dopo io Boss e Claudio andiamo a visitare le miniere abbandonate del Beth, addentrandoci nelle miniere per una quindicina di metri. La breve visita mineralogica ci basta a capire quanto breve potesse essere l’aspettativa di vita di quei poveri minatori. Dopo un frugale pasto cominciamo quindi la discesa, veloce ma noiosa nella parte finale, dove un lungo sentiero di mezza costa ci ha costretti a continue discese e risalite. Ho espresso il mio disappunto in termini che rimarranno tra me e gli arbusti. Dopo 1000 metri di discesa arriviamo quindi alle macchine, chi con più vesciche e chi con meno, chi stanco e chi meno, ma tutti soddisfatti della gita e, come sempre, con un altro bellissimo ricordo in più.

Meno male che mi hai ingannato un paio di volte
Però che pacchia una volta arrivati! Stufa, riso e cioccolata… niente di meglio. E un bel letto caldo…
Grazie
Mua!
Grande baby. E’ così che si fa, si sopporta con stoicismo. Gliela devi far vedere chi comanda ai tuoi nuovi scarponi. Probabilmente per ora comandano loro, ma abbi fiducia…
grande!!
una bella gita!
un complimento personale a Barbara che ha dimostrato determinazione e tenacia.
alla prossima…